Lisboa
Dicembre 2009 - Gennaio  2010


Partenza preoccupante per febbre improvvisa di Masaniello. Volo in ritardo, turbolenza all'atterraggio. Altro??

Ok. punto e a capo. 

Arrivo 16 gradi alle ore 22.00 ecco questo si che è un buon inizio. Arrivo in albergo ...appena ho visto la camera e soprattutto il bagno, ho pensato al mio amico Antonio, che in un motel di Cape Code, imprecava come un pazzo perché si definiva troppo vecchio per adattarsi ancora a dormire in una topaia. Meno male che mi sento ancora una giovincella, altrimenti mi sarei fatta "afferrare per pazza".

Primo giorno usciamo dall'albergo un po' straniti, non avendo ancora le idee chiare su cosa vedere... da dove iniziare.
La pioggia che ci accompagna nel nostro primo giorno, ci disorienta . 
Percorriamo Avenida da Libardade verso Baixa,  la città bassa, compresa tra le piazze di Pedro IV (Rossio) e del Comércio. Sbirciamo in Rua do Ouro dove c'è l'Elevatore di Santa Justa, anche chiamato Elevatore do Carmo. Si tratta di una torre di metallo costruita nel 1902 da de Ponsard, un ingegnere portoghese che fu discepolo di Eiffel. All'interno della torre c'è un ascensore con il quale si supera facilmente il grande dislivello di altezza che separa la Baixa dal quartiere Barrito Alto.

Vorrei tanto vedere l'oceano, ma riusciamo a raggiungere solo la foce del fiume Tago su cui Lisbona di affaccia. 
Va beh! 
Torniamo indietro per Rua Augusta e ci ferma un ragazzo dell'Africa del sud, che mentre ci vende un ombrello, si dichiara brillantemente nostro compaesano, in quanto residente a Genova in Via del Campo 11A. 
Facciamo due chiacchiere .. due risate e poi con la testa al riparo dall'umidità,  si decide di iniziare il nostro tour dal Castelo de Sao Jorge. Abbiamo preso il tram nr.12, pieno di turisti e di vecchine che parlucchiano allegramente con l'autista, come se fosse un loro caro amico. Eravamo tutti lì a cercare di capire quale era la fermata giusta per il Castello. Ad un certo punto una delle due vecchine si gira e grida a tutti "Castelo" . Io le faccio eco e pian piano svuotiamo il tram, come capre alla ricerca delle rovine.
Prima di arrivare al Castello ci fermiamo al Miradouro de Santa Luzia, una paizzzola fiorita da cui si ammirano le case del quartiere Alfama. Nella piazza c'è la chiesa di Santa Luzia, le cui pareti sono  ornata di splendide piastrelle, le azureias. Il castello de Sao Jorge, ha l'aspetto di una cittadella medioevale accerchiata da muraglie merlate dalle quali si scorge uno dei più bei panorami di Lisboa e l'estuario del Tago . Bella la passeggiata sulle mura, gli ulivi, i gatti sovrani del maniero ed i pavoni che  ci guardano sospettosi all'uscita. 
Si arriva dopo a Sao Vicente de Fora, dove è possibile visitare l'ala del monastero. Anche qui ritroviamo le azureias che questa volta rappresentano varie storie ed aneddoti. 
Passiamo per la Feira da Ladra, o mercadillo dei ladri, un mercatino delle pulci che si tiene solo il martedì ed il sabato, pieno di cose estremamente inutili. 
Siamo arrivati a Igreja de Santa Engracia, un vero Panteon nazionale dedicato agli uomini illustri del Portogallo. La costruzione di Santa Engracia è iniziata nel lontano 1682. Varie vicissitudini hanno prolungato i lavori a tal punto che oggi a Lisbona, quando si vuole indicare un lavoro interminabile, si fa riferimento alle opere di Santa Engracia. Bella la parte del coro alto, peccato che i lavori non ci hanno consentito di raggiungere la balconata superiore. 
Da qui si percorre a ritroso parte del percorso del famoso tram 28, arrivando fino a La Sè Catedral dove si dice sia stato battezzato Sant'Antonio. Prima però passiamo vicino alla casa dos Bicos, palazzo gotico del 1523, la cui curiosa facciata è coperta di pietre intagliate in forma di becchi. La cattedrale fu eretta su un'antica moschea. Entrando ci si trova in un ambiente oscuro ed austero. Il chiostro della cattedrale ospita rovine della vecchia moschea con resti dell'epoca romana. L'umidità e l'abbandono ,pervadono questi ambienti. Tutto sembra lasciato in pasto al tempo, nonostante il biglietto da pagare all'ingresso del Chiostro. 
A pochi passi dalla Cattedrale, troviamo la chiesa Santo Antonio a Sé, famosa perché è tradizione che gli sposi il giorno del proprio matrimonio, vengono in questa chiesa a deporre dei fiori in segno di buon augurio.
Ci troviamo ora nel cuore del quartiere Alfama, fatto di strade strette e tortuose, che nel periodo della dominazione araba era il più bel quartiere di Lisbona. Resta nulla delle antiche glorie, solo la fisionomia del quartiere, fatto di case bianche con le porte blu e  facciate a volte nascoste dai panni stesi al sole. 
Ci lasciamo Alfama alle spalle per ritornare in Rue Augusta, la strada pedonale dello shopping. A Lisbona i negozi sembrano i nostri di 30 anni fa. Alcune strade sono dedicate a particolari attività commerciali. Ad esempio c'è una strada piena di mercerie, che da noi sono praticamente scomparse. La città ha molti palazzi in rovina, anche nelle strade principali si scorgono edifici fatiscenti ed a volte anche pericolanti.

Le persone sono semplici, forse timide, schive, ma sempre gentili. Purtroppo qui, parlano solo portoghese e comunicare è un problema. Anche qui ci sono tanti extracomunitari.  Le persone di colore cercano con poco di sopravvivere, casomai vendendoti ombrelli, mentre i nord africani cercano di fermarti vendendo hashish. 
La sera non c'è il casino come dai cugini spagnoli. Siamo solo noi turisti alla ricerca di un posto dove mangiare del buon pesce e qui c'è l'imbarazzo della scelta. Ho preso il primo magnete si va a nanna ora.

Stamattina siamo partiti con l'idea di dirigerci subito all'Oceanario, ma strada facendo, la giornata ha preso tutt'altra piega. Prima tappa chiesa di San Rocco (Sao Roche). Dall'esterno non le daresti due lire, entrando invece trovi veramente una bella chiesa. Particolare il soffitto ligneo e la cappella di Sao Joao Baptista che è stata costruita a Roma nel 1742 e poi portata a Lisbona. A pochi passi c'è il Mirandero de Sao Pedro de Alcantara, un'altra splendida panoramica da cui si vede tutta la città ed uno scorcio del fiume Tago. Proseguiamo la nostra salita raggiungendo prima il Palacio de Sao Bento, antico monastero benedettino, oggi sede del Parlamento e poi la basilica da Estrela carina l'architettura esterna, ma niente di particolare all'interno. Facciamo due passi nel parco che è di fronte la chiesa, prima che un altro acquazzone ci sorprenda. 

Strano il tempo a Lisboa 15 minuti di diluvio e poi di nuovo il sole. Così più volte al giorno, ovviamente senza alcun preavviso. I quartieri intorno al Parlamento non sembrano male, un po' di localini e case signorili rendono piacevole la passeggiata. Lasciamo la basilica con l'idea di pranzare e poi full immersion nel Museo Nazionale di Arte Antica. Bella la parte dei dipinti, anche se troppo ricorrente il soggetto della Madonna con il bambino. Interessante la parte dei mobili. Per nulla quella delle ceramiche. 

Unica possibilità di vedere il quartiere Belem ed allora si prende al volo un autobus e nonostante la stanchezza si arriva al Monastero dos Jeronimos. E' valsa la pena venire a Lisbona solo per vedere questo magnifico Monastero. Un'architettura senza eguali, dove si trova anche la tomba di Vasco de Gama. Bello ..poche parole...bello. 

Finiamo la giornata con un giro velocissimo al Monumento dos Discobrimentos e alla Torre di Belem. Pioggia e vento ..maledetti... ci fanno scappare in albergo. 

Sembra che a Lisbona non sia arrivato il consumismo sfrenato che c'è da noi. Lo vedi anche dalle piccole cose come l'assenza dei giganti cartelli pubblicitari per le strade o semplicemente dagli addobbi natalizi. Ci sono solo le lucine installate dal comune, ma niente di sfarzoso si intende. Mentre le nostre case sono piene di babbi natali che si arrampicano, qui niente, né lucine né alberelli che si riflettono nei vetri delle finestre. 
A Libona trovi solo birre portoghesi, due marche massimo e rigorosamente locali. Nei supermercati intendo. Poi ti guardi intorno e ti accorgi che tanti altri prodotti non sono importati. 
Nei ristoranti ti danno sempre un antipasto fatto di olive condite, un formaggio ed un patè. Forse è un modo per giustificare il fatto che ti fanno pagare il coperto. 

Niente distrazioni oggi. Destinazione Oceanario. Si arriva così in una nuovissima zona di Lisbona, ricostruita per l'expo "98, piena di nuovi edifici. Da qui si vede anche il ponte di Vasco de Gama. Ben 17 km per raggiungere l'altra riva del fiume Tago. 
Mentre cerchiamo l'Oceanario, ci imbattiamo in un nuovissimo centro commerciale ed ecco che tutto ridiventa tristemente comune. Rettifico quanto scritto prima, ho trovato i grandi brand. Le persone cambiano fisionomia, assumendo il comunissimo aspetto che ritrovi da noi, in un triste sabato da shopping. 

L'Oceanario, il più grande d'Europa, è molto bello. Lontre, Sunfish e Cavacallini Marini, i miei preferiti. Il pomeriggio lo passiamo in centro gironzolando alla ricerca del posto giusto dove mangiare un bel Granchio dell'ultimo dell'anno. C'è molto da veder a Lisbona anche se mi aspettavo di scoprire più cose tipiche del posto. Non c'è il calore e l'accoglienza dei cugini spagnoli. Forse questa aspettativa mi ha fregato. Belli gli scorci dei vicoletti ripidi percorsi dai tram e soprattutto i panorami.

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